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martedì 12 maggio 2009

Who Knows

Ieri sera, sul tardo pomeriggio, suona il telefono.

‘E’ per te’ ‘No vogliono te’ ‘Io son fuori in giardino …’ alla fine risponde Tfr e io continuo a sistemare i fiori, ma lo sentivo attraverso la porta perta.
‘This is he’, una conversazione in inglese, qualche risata qua e là, il nome del piccolo, e poco altro perché poi mi sono spostata.
Dopo una mezzoretta è venuto a raccontarmi la telefonata, piuttosto divertito.
Era un certo Dr Hurst dalla Germania, che lo chiamava su suggerimento del presidente della missione di Catania, per fare psicoterapia via telefono per qualcuno in Sicilia.
Tfr ha dato la sua disponibilità, un po’ a tempo limitato, visto che deve guadagnarsi la pagnotta come tutti coloro che non vivono di rendita.
‘Ma noi ti paghiamo’ gli ha detto l’altro.
Gli ha poi chiesto se conosceva uno dei 3 presidenti di missione in Italia e lui ha citato quello di Roma.
'Come mai conosci Acerson?'
'Perché è il presidente di mio figlio Jason che serve in quella missione'.
E si son fatti una risata insieme.
Ora siamo molto curiosi di vedere gli sviluppi della faccenda.
Mi è difficile immaginare una psicoterapia telefonica, ma chissà!

Anyway, questo mi ha portato a una considerazione.
In mio possesso avevo pochi elementi: una risata, il nome del figlio, l'inglese.... per fare delle congetture, che potevano essere totalmente sballate e diverse dalla realtà. Certe volte creiamo nella nostra mente una realtà virtuale e immaginaria, un castello coi mattocini delle nostre speranze o paure, desideri o velleità e la sentiamo così reale tanto da permettergli di influenzare la nostra vita.
Non sempre per il meglio.
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lunedì 11 maggio 2009

Oh Happy day

Oh Happy day
When my Jason called

Yeah, happy day
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giovedì 9 aprile 2009

Avalon

YES, Celeste Avalon è il colore della nostra futura Cmax.
Non so di preciso come sia, perché in casa il concessionario non ne aveva nessuna di quel colore, ma già il nome mi suona bene.
Il tizio continuava a dirci che di quel colore non ne ha venduta nessuna, che il grigio, nelle varie tonalità è più elegante, va di più ecc. ecc., ma non mi ha convinta.
Il fatto poi che non ce ne siano molte di Avalon è un vantaggio per me, così riconoscerò meglio la nostra, senza rischiare di scambiarla con l'auto di qualcun altro.
Ricordo ancora quando avevamo la 127 verde e una volta ne ho inseguita una, arrabbiandomi col conducente, prima di accorgermi che non era mio marito.

Anyway, ci sono volute quasi 2 ore per fare tutto.
Joel ha scelto il grigio scuro, molto elegante, ma tanto lui la vede dall'alto; noi questo Avalon, che dovrebbe essere un verde acqua. Sarà una sorpresa, fra tre mesi.

Poi siamo andati da Ada a festeggiare, diciamo ch'eravamo affamati e ogni scusa è buona per andare da Ada.

Una cosa positiva di Joel che mi ha colpita.
Col sistema di finanziamento Idea Ford, e soprattutto con tutti i rimborsi chilometrici che riceve dalla sua ditta, Joel avrebbe potuto comprarsi un'auto più grossa, ma non era nemmeno tentato.
Al venditore ha risposto 'Non è in budget, non mi serve'.
Mi piace la determinazione di questo figliolo, mi piace la sua fermezza nel resistere alle sirene. In ogni campo.

Qualche discussione in famiglia c'è stata sugli optionals. L'auto è già ben dotata di suo sul fronte sicurezza, quello che più mi preme, ma Trf ha aggiunto il pacchetto Sony, per la musica. Io ho voluto il cruise control e le tendine parasole sui finestrini posteriori; inutili secondo Trf, ma visto che quella che si siede dietro con Paros sono io, non ho desistito. E tendine parasole ci saranno.

Peccato che non abbia potuto sceglierne colore e disegno!
Saranno nere .... io le avrei volute di un leggero voile bianco con delicati ricami di roselline di maggio e violette di Parma.
Pazienza!
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martedì 7 aprile 2009

huuummmm

Siamo diversi.
Oggi Tfr e Jo vanno alla Ford per ordinare le loro auto nuove. E’ deciso, C max a gpl, per correre anche nelle giornate ecologiche.
Naturalmente, sono invitata anch’io per scegliere il colore della nostra.
La vorrei sul blu, che però a Tfr non piace; gli ho detto quindi di scegliere qualcosa sul rosso o sul blu, che per me vanno bene entrambi, basta che non sia un insignificante grigetto (che è quello che vuole Joel).

Me n’ero scordata, ma nel pomeriggio ho anche una riunione; nel mio piccolissimo ho un conflitto d’interessi.
Che faccio? Lavoro o famiglia? Extracomunitari o auto nuova?

Normalmente non avrei dubbi, la famiglia viene prima di tutto, ma il fatto è che dell’auto non me ne importa proprio niente.
Peggio ancora, mi sembra di tradire la nostra Zaffiretta, che con impegno e affidabilità, senza mai lasciarci a piedi, ci ha scarrozzati per 250.000 km.

Ecco, a dirla tutta, io preferirei fargli una buona manutenzione e tenere lei, ancora per tanti anni.
Non m’importa dei graffi fatti da Jas col motorino o della macchia di coca-cola sul sedile.
Gli uomini non riescono a capire come ci si possa affezionare a un insieme di lamiere e plastica ….. insensibili.

mercoledì 25 marzo 2009

Per Jas

in attesa di uno spirito più allegro

Auguroni

Compleanno di Jason oggi e tristezza dilagante.
Jo è tornato da Londra ed è venuto a passare la serata da noi, per guardare i Jazz col papà e stare in compagnia.
Sua moglie è a Milano e a lui non piace la vita da single.
In effetti, non è mai stato da solo.
Prima in casa, parte di una famiglia numerosa.
Poi in missione in Grecia, sempre con un collega accanto.
Poi il rientro in famiglia.
Poi la morosa e il matrimonio.
Da solo mai, non riesce a starci. Chissà se andrà a dormire a casa sua o se si fermerà da noi.
Figli!
Intanto ho scritto di lui e ho riempito il post.

martedì 3 marzo 2009

Soddisfazioni

Sabato Jeff mi ha restituito 3000 euro, parte del suo debito con me e stamattina sono andata a versarli in banca.
Non credevo ai miei occhi.
Aveva finalmente ricevuto il bonus finale per Lodi e stava suddividendo i soldi in mucchietti.
Che tenerezza mi faceva; con quanto orgoglio mi ha consegnato il mucchietto più alto.
Piccole pesti crescono ......
Si trova bene a Belluno, una città tranquilla.
Il portinaio del tribunale gli ha consigliato un posto dove andare a mangiare a un prezzo ragionevole, dove van tutti, e ieri sera mi raccontava le sue altre nuove scoperte in città.
Ha un appartamentino per conto suo, preferisce la vita da single totale. Gli ho strappato la promessa di prestarcelo per qualche week end, visto che dalla finestra si vedono le montagne. Non ha mostrato grande entusiasmo.
Ieri è passato André in ufficio da me e mi ha raccontato del loro colloquio di qualche settimana fa. Anche lui concorda che Jeff è uno spirito speciale.
Siamo fortunati ad averlo come figlio.

Anche questa settimana è pesante. Giornate piene, intense.
Domani di nuovo a Venezia per tutto il giorno e venerdì Joel mi dà un passaggio per Favale di Malvaro, in Liguria; spero di avere successo. Ci conto molto su questa mia attività, mi dà qualche soddisfazione alternativa alla PA.

Ieri abbiamo portato Paros dal veterinario per un prelievo di sangue per accertare o meno la presenza del morbo di Cushing e oggi lo riportiamo per altri esami.
Il nostro botoletto non era contento.
La terapia attuale non sta dando i risultati sperati e lui respira sempre più con fatica. Sperem ben
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.Aggiornamento del 10 marzo
A Favale è andata molto bene, anche a Chiavari. Abbiamo trovato un sacco di dati. Mi sono completamente immersa nei registri e non sentivo la stanchezza, né la fame e il tempo è volato.
Non vedo l'ora di completarla venerdì prossimo.
Il viaggio è stato lungo, quasi 10 ore, ma sono state 10 ore con mio figlio.
Abbiamo chiacchierato di un sacco di cose, dei suoi progetti, dei miei, è stato bello parlare a cuore aperto con mio figlio.
Non fosse altro che per questo, ne valeva la pena.
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martedì 24 febbraio 2009

Una traguardo nella vita

Oggi Joel e Patrizia hanno rogitato la loro casa nuova.
Sono così contenta per loro.
Ora li aspettano 15 anni di mutuo, ma ne vale la pena.
E' una tappa importante nella loro vita, i sacrifici per ripagarla li aiuteranno a lavorare insieme per uno scopo, rafforzandoli.
Sono stati bravi! e lo saranno ancora.
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mercoledì 11 febbraio 2009

Datti una mossa, figlio

Ogni mercoledì è così;
sono sull'agitato fino a che Jason non ci scrive.
E non sta ancora scrivendo, quel benedetto figliolo non si rende conto degli scompensi emotivi che mi provoca.
Qualche giorno fa Indy ha scritto una poesia sul viaggio, sul permettere che chi amiamo si allontani da noi, anche in senso metaforico, non solo reale.
Un bimbo che cresce si allontana da noi.
Noi mamme se fosse possibile vorremmo tenerceli sempre dentro di noi i nostri figli, ma per amore li aiutiamo a crescere, con biberon e pappe. Gli insegnamo a camminare, anche se il primo reggersi incerto sulle gambette è preludio di separazioni sempre più significative.
Diceva anche che il contrario di amore non è odio, ma egoismo.
Verissimo, per questo non dirò a Jason quanto mi manca e quanto mi pesano questi due anni lontananza.

venerdì 16 gennaio 2009

A new family goal

La sera ci piace stare insieme, leggere con calma qualche versetto, a volte pochi, a volte di più.
E' un modo per rilassare la mente, staccarci dalle cose del mondo, riappropriarci del nostro equilibrio interiore.
Ci piace leggere tutti insieme, è un modo per sentire vicino anche chi è lontano, perché decidiamo insieme cosa leggere. Noi a casa nostra, i figli lontano, ovunque siano.
L'anno scorso ci eravamo dati l'obiettivo di leggere il libro di Mormon e ieri sera abbiamo finito, con qualche giorno di ritardo. Jason ci ha presi un po' in giro, perché lui ha finito prima di noi.
Stasera si parte con D&A.
Dovrebbe essere una cosa veloce, ma non si può mai dire, che certe sere siamo proprio stanchi e la testa non c'è.

giovedì 15 gennaio 2009

Different folks, different thoughts

Tanto per parlare dei diversi modi di motivare il personale.
A Natale, con la tredicesima, Joel s’è trovato un bonus di 100 euro, inaspettato e quindi ancor più gradito.
Ci ha raccontato che tempo addietro la sua ditta aveva lanciato un ‘brain storming’, una ricerca di idee fra i dipendenti.
Ancestry ha vinto l’appalto per la digitalizzazione dell’archivio di Pechino (vinto …. Si fa per dire, alla Cina non costerà nulla).
Milioni e milioni di immagini, dove però i ‘libri’ sono costituiti da fogli di seta o di carta di riso o chissà quale altro materiale, strettamente legati, antichissimi e fragili. Ad aprirli completamente per scansionarli si rischia di mandarli in frantumi. La ditta perciò cercava suggerimenti per superare il problema.
Joel ha partecipato con alcune proposte: introdurre tra i fogli una micro camera come per le endoscopie, inserire uno scanner, assumere qualche studente di arte che copiasse gli ideogrammi..…
Probabilmente nessuna delle sue idee verrà realizzata, ma è stata premiata la sua partecipazione e ora, in Europa, lui passa per quello creativo.
Cose dell’altro mondo!

mercoledì 26 novembre 2008

Grazie

Angelo scrive poesie e mi piace il suo modo di esprimere con poche pennellate sensazioni e sentimenti che a me richiedono lunghi giri di parole.
Quella che lui ha titolato NERO, mi ha dato molto da pensare.
L’ho letta più volte e sentivo che le parole attraverso gli occhi penetravano nella mia anima, ma ci ho messo molti giorni per capire quanto profondamente.
Parla di sensazioni che ho già provato, anche se le sue motivazioni a scriverla sono senz’altro diverse dalle mie.
Dai meandri della nebulosa che è la mia memoria, è riaffiorata un’esperienza di tanti anni fa.
Jeff aveva 10 anni circa e aveva combinato qualcosa, era un bambino molto vivace e combinava spesso guai.
Io l’avevo rimproverato, più severamente di quanto la marachella meritasse, probabilmente per una somma di cose taciute, non lo so, ma poi me ne ero pentita e gli avevo chiesto scusa e chiarito la faccenda con lui.
Ma non con me stessa.
Questo senso di colpa che provavo era proprio come una cappa, che mi pesava sull’anima e rendeva il mio spirito inquieto e pieno di rimorsi.
Mi dispiacevo per le parole dette al bambino, mi dispiacevo per il mio comportamento di madre che non riusciva ad esprimere appieno l’amore per il figlio, non era così che intendevo essere.
E soffrivo. Per giorni e giorni cercavo dentro di me delle risposte, ma senza il coraggio di porre delle domande.
Mi sentivo inadeguata come madre, non ero capace di essere la custode e la guida di questi spiriti che avevano scelto di entrare a far parte della nostra famiglia.
Ero così angustiata che mi sembrava di brancolare nel buio, senza luce. Avevo perso la mia consueta allegria.
Poi, una sera, mi sono rivolta a Dio, provando un sincero dispiacere e pentimento per tutti gli sbagli che come mamma e anche come moglie quotidianamente facevo.
Era una sofferenza profonda, perché sentivo che stavo deludendo me stessa e le persone che amavo e non riuscivo ad essere la persona che volevo essere. Il mio desiderio di migliorarmi e di progredire era frenato da questi sbagli.
Improvvisamente ho sentito nel mio cuore una sensazione di calore, di pace, di fiducia, di liberazione, sembra descritta negli ultimi versi, e ho sentito che Dio mi perdonava.
Poi, ho dovuto intraprendere il difficile cammino di perdonare io a me stessa, in modo tale che questi errori non diventassero una zavorra che frenava il percorso della mia vita.
Ricordare quest’esperienza, ormai passata, mi ha fatto bene, perché mi ha dato modo di ricordare che quando ne ho bisogno, Dio c’è, presente come un padre affettuoso, che mi lascia sbagliare affinché possa imparare dai miei errori, possa porvi rimedio e continuare a progredire.
Ho avuto bisogno di ricordarlo spesso, come mamma, che dovevo consentire ai miei figli di sbagliare, sbagli controllati ovviamente, per poter imparare.
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venerdì 14 novembre 2008

Amicizia

Domenica scorsa Joel ha fatto un discorso. Il tema assegnato non gli piaceva, così ha deciso di parlare dell’amicizia e di quanto conti per lui.
En passant ha ricordato che un mese fa lui era a Salt Lake City per la conferenza generale e ha raccontato che durante la sosta di 6 ore in aeroporto a Detroit, se ne stava leggendo tranquillamente l’ultimo libro del padre, quando ha notato che la signora accanto lo sbirciava per capire di che libro si trattasse. Prontamente, lui gliel’ha mostrato e si son messi a parlare.
Dopo mezz’oretta hanno scoperto che lei conosceva la famiglia di uno dei suoi colleghi di missione in Grecia, oltre ad altre conoscenze in comune.
Sul volo da Detroit a SLC poi, per la maggior parte erano Utahns di ritorno a casa e, sentito che lui veniva dall’Italia, più di qualcuno s’è avvicinato per sentire se conosceva questo o quello.
Al termine del volo, si sono salutati come vecchi conoscenti.
Nei 10 giorni successivi, finito il lavoro, il suo tempo l’ha dedicato a rivedere amici suoi, la zia, amici del padre.
Joel ha parlato di quanto sia importante per lui sentirsi parte di qualcosa che gli permetta di trovare persone e amici in tutto il mondo, affinità e conoscenze comuni per rafforzarsi reciprocamente.
Poi ha parlato di face book, come mezzo per mantenere i contatti e rinverdire amicizie. Ha ritrovato quasi tutti i suoi colleghi di missione in Grecia, persone con cui ha vissuto, condiviso l’appartamento, le difficoltà, anche l’arresto quando la polizia li arrestava, senza ragione.
Adesso lui ci scherza su, ma la prima volta ha avuto una certa paura. Li immagino, ragazzini sui 20 anni, arrestati in un paese straniero, che si sentono prevaricati nei loro diritti e non sanno come affermarli e difendersi.
Il senso del discorso di Joel era che l’amicizia, quella vera, quella che ti unisce per sempre a qualcuno, dura nonostante le difficoltà e si ricompatta subito, come se ci si fosse lasciati il giorno prima, quando ci si ritrova.
Lo credo anch’io.
Se poi si ha la fortuna di aver sposato il proprio miglior amico, è ancora meglio.

venerdì 3 ottobre 2008

Diavolo di un Joel, ce l'ha fatta di nuovo

Ci ha scritto dagli Stati Uniti.

***Qui va tutto bene e mi sto divertendo e mangiando come un porcellino.
Sabato vado al conferenza del sacerdozio e domenica alla sessione principale e poi parto.
Ciao vi saluto
Joel***

Un giorno, verso Ferragosto, tornata a casa dall’ufficio l’ho trovato arrabbbbiatissssimo che discuteva col padre.
Era successo che il big boss della sua azienda, il CEO (letto alla veneta, cèo significa piccolo; letto all’inglese Chief Executive Officer, pronuncia Sì I O…… o dici di Sì o …..te ne vai), insomma, il capissimo aveva tenuto una riunione in America e analizzando i costi e i ricavi dell’azienda nel mondo, e in particolare quelli dell’Italia, aveva deciso che, a fronte di un grosso investimento, il guadagno era stato scarsino per cui si dovevano tagliare e rivedere gli accordi. Completare i progetti iniziati e mettere in stand by gli altri.
Joel, che con tanta fatica aveva speso quei soldi e siglato quegli accordi, non ci stava a rimetterci la faccia, per cui aveva chiamato subito il suo capo in Germania, per chiedere spiegazioni.
Questi, sconsolato, gli disse che non c’era stato nulla da fare per fargli cambiare idea, non aveva sentito ragioni.
Arrabbiatissimo, all’inizio il figliolo voleva spaccare la faccia al CEO, ma un cospicuo mutuo da pagare non glielo consentiva.
Riunione di famiglia, quindi, e studio di una strategia, per salvare faccia e contratti.
Fortunatamente da un verso, e sfortunatamente dall’altro se la cosa non fosse riuscita, Joe aveva sempre tenuto i contatti con i responsabili degli archivi in prima persona per cui gli era più difficile, e al contempo più facile gestire la faccenda.
Incavolato com’era, la settimana successiva doveva ricevere, e accogliere bene, un tecnico che veniva dagli USA per verificare lo stato dei vari progetti. Tale visita gli sembrava una perdita di tempo per entrambi, visto quel che aveva deciso il CEO.
Questo tizio si rivelò non essere la mezza calzetta che Joel pensava, ma il capo del dipartimento tecnico che doveva predisporre il nuovo software e bla bla bla.
Fra i due si è creata subito una buona intesa, specie dopo che questo gli ha chiesto
‘Che lingue parli?’
Italiano, inglese, greco. ‘
Greek? Why?’ (In USA il greco è quel che per noi è l’arabo).
I spent 2 years on my mission in Greece.
‘Are you LDS?’
‘Sure’
‘Me too’.
Insomma, in una settimana di convivenza girando l’Italia, Joel ha potuto rappresentargli bene il suo punto di vista, di come fosse sciocco cambiare e abbandonare progetti ora, prima di raccogliere i frutti.
Entrambi appassionati di storia, nel tempo libero sono andati a visitare siti archeologici.
Al termine della settimana, Joel aveva l’invito a lavorare per un paio d’anni in America nel team di quest’uomo e in tasca un biglietto per gli USA, per andare a illustrare col suo capo di Germania la situazione italiana ed europea. E due giorni extra per assistere alla conferenza generale di ottobre a Salt Lake City.
Non solo, ma lavorando ai fianchi, come dice lui, praticamente ha annunciato con la grancassa il ritiro da un progetto minore e, in via più soft, il mantenimento di tutti gli altri impegni, ben più importanti.
Ciliegina sulla torta, ha contattato delle associazioni in Argentina per cui aveva lavorato chiedendogli di collegarsi al sito aziendale. Questo ha evidenziato una falla nel software e l’impossibilità dei collegamenti da parte di utenti di quel paese e, tenuto conto che metà degli argentini sono di origine italiana, non è un problema da poco.
Insomma, quella che si preannunciava una difficoltà per lui, si è rivelata la maniera per rafforzarsi.
Questo mi ha convinto ancor di più che la famiglia, anche se i figli sono grandi, ha un ruolo fondamentale nel dare supporto, forza, comprensione, consiglio, oltre alla marea di amore reciproco che sta alla base.
Peccato che il marmocchio al ritorno debba buttare giù qualche chiletto, che lui non si tira mai indietro quando lo invitano. Non vedo l’ora di rivederlo per sentire tutti i particolari.
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lunedì 1 settembre 2008

Anz. Hol

Cecilia ha incontrato Jason a Firenze, al supermercato.

Trascrivo i suoi sms, prima di cancellarli; purtroppo non ho memorizzato i miei. La parte parlata è nel mio cuore.

'''E’ un tenerone. Parlava all’inizio con accento americano, poi si è rilassato e è venuto fuori un po’ di veneto.

Poi ligio al suo dovere voleva farmi un po’ il missionario …Io che gli dicevo se aveva bisogno di qualcosa … da mamma … e lui che mi dava volantini con orari di incontri domenicali …Ma si capiva che non sapeva bene come comportarsi

Dalle cassiere al supermercato? Mi pareva lasciasse fare al suo amico. Forse l’altro vuole fare pratica di italiano.'''

mercoledì 27 agosto 2008

anz. Hol

Ci ha scritto il piccolo e mi ha colpito questa sua frase

'giovrdi scorso siamo andati a giocare alle Cascine a basket e poi abbiamo trascorso la sera con tutti i peruviani riuniti. Amo quelle persone e di fatti quel parco é il mio luogo preferito qui a Firenze'.

Per quanto ami l'arte e adori Firenze, Jason preferisce le cascine.
Il nostro bimbo è cresciuto, cresciuto in comprensione e amore autentico verso gli altri.
E' partito un ragazzo impaziente, a volte intollerante verso chi non era svelto come lui a comprendere, e, attraverso la missione e il contatto con gli altri, sta sviluppando quelle doti di umanità che gli mancavano e che lo aiuteranno a essere una persona migliore, che ama e sa dimostrare amore. Verso tutti.

Bravo Jas, sono orgogliosa di te.

Ieri abbiamo avuto dei guai all'impianto idrico.
Ero in autobus quando tr mi ha avvisata, preoccupato.
Che fare?
Il primo pensiero è stato chiedere aiuto al mio ingegnere di fiducia, idraulico per di più.
E così, quando sono arrivata a casa, sapevo cosa fare e non mi sono spaventata dall'acqua fangosa che usciva dai rubinetti.
Poi l'APS ha riparato il guasto e di conseguenze non ce ne saranno, ma ero tranquilla.
Mi son chiesta se era giusto farlo, se non stavo approfittando dell'amicizia.
Poi mi son detta che se un amico avesse un problema, che io potessi contribuire a risolvere, e non si rivolgesse a me, ci resterei molto male.
A volte, per paura o per orgoglio o per chissà cosa, non diamo agli altri, oppure priviamo noi stessi della possibilità di mettere in azione l'amicizia.
Sarò rompiballe, ma io la vedo così.

mercoledì 20 agosto 2008

Il piccolo

Ci ha scritto Jas e come al solito ho girato la mail al papà.
So che lui se la centellinerà, la guarderà senza aprirla come si faceva con le buste, a differenza di me che le strappavo con ansia.
Lui no, aspetta, anticipa e prolunga il piacere immaginando la lettura.
Poi mi chiederà, lo so, se la lettera è bella, se il bimbo sta bene ….
Io non gli dico più ‘Leggitela, no?’ perché so che questo frammento di notizie è il suo modo di prolungare il piacere della vicinanza che attraverso la lettera sentirà con questo figlio lontano.
A volte aspetta fino al giorno dopo, quasi come se la lettura fosse un premio che si concede dopo una giornata di lavoro.
E allora sprofonda nella tristezza che la mancanza di Jas gli procura.
Tristezza che in certi giorni è cupa, tristezza che lui riacutizza continuamente con la foto del ragazzo messa come salvaschermo del suo pc.
Sono passati ormai 10 mesi e mezzo e, quando penso che il cuore si sia anestetizzato, basta un niente a far riesplodere la nostalgia.
I nostri amici che ci chiedono sue notizie, la lettera settimanale; è come riaprire un album di fotografie che si vorrebbe tener chiuso, quasi come quando si cammina in punta di piedi nella stanza di un bimbo per non svegliarlo.
Ma il ricordo è sempre lì, presente, ogni volta che passo davanti alla porta della sua stanza o che il pirlocchios mi porta un suo peluche.
Anche lui sente tanto la sua mancanza, lo vedo.
A volte salta sul suo letto e annusa l’aria, e poi salta ancora per raggiungere lo scaffale dei peluches.
Ne sceglie uno, se lo porta nel suo nascondiglio sotto il tavolino in soggiorno e ci appoggia la testa sopra.
A volte mi guarda come per chiedere ‘Ma quanto manca ancora al ritorno?’
13 mesi e mezzo, mio caro, non un giorno di meno.

dalla lettera di Jas
'''nulla di eccitante qsta settimana, venerdi(ferragosto) abbiamo pulito la casa da cima a fondo, ogni singolo oggetto é stato nettato e non é di certo stata la giornata piu bella della mia missione... abbiamo cominciato alle 10.00 e finito soltanto alle 19.00 quesdta volta, poi elder Auna ha suonato l ukelele x finire la serata..
domenica siamo stati in chiesa e poi alle 19.00 come di consueto siamo andati a piazza signoria a cantare...
wow, mi sembra strana tutta questa vostra socievolezza verso le altre persone e sono contenta che tu madre ti stia occupando con i barattoli di sugo... mi dispiace x la mamma di Simone...conoscevo marco schiavon e mi dispiace molto che sia morto...forza italia alle olimpiadi
ciao'''