martedì 7 ottobre 2008

Maria

Si fa presto a dire Libia, extracomunitari, barconi, e scrollarsi di dosso il fastidio pensando che si fa già abbastanza annunciando al mondo di non essere razzisti.
Ma quando ce li hai davanti, con la loro miseria e disperazione, non resta che tapparsi il naso, quante volte vorrei mettermi mascherina e guanti, e rimboccarsi le maniche, anche se sarebbe grande il desiderio di non vederli.
Stamattina Antonio, referente dell’anagrafe, mi ha portato una ragazza ‘Aiutami, che non parla italiano’.
Un po’ alla volta, strappandole le parole di bocca, è emerso che Maria, appena 18 anni, viene dalla Nigeria, attraverso la Libia, portando con sé il suo carico di paura, diffidenza, ostilità verso chiunque. Il nome, Maria, tradisce la sua religione cristiana e per questo era perseguitata in un paese sempre più islamizzato. Come tanti altri che arrivano qui e rimangono increduli davanti alle nostre libertà.
Aveva la ricevuta della domanda di permesso di soggiorno per ‘richiesta di asilo’, e nothing else.
Non un indirizzo, indispensabile per noi per registrarla, un documento, niente. E ancora tanta paura di parlare.
Le ho chiesto di scrivermi i suoi dati, nascita, Paese e davanti al foglio bianco l’ammissione, non sa né leggere né scrivere.
Con un giro di telefonate son riuscita a risalire a un recapito e a completare finalmente l’iscrizione, grazie soprattutto alla buona volontà di Antonio, che ha messo da parte la lettera dei regolamenti pre recepirne lo spirito.
Gran parte delle mie parole le ho spese per convincerla che eravamo dalla sua parte, che non eravamo contro di lei e che doveva essere collaborativa per arrivare a concludere qualcosa.
L’ho messa in guardia che sono altri da cui deve guardarsi, spesso suoi connazionali. Le ho spiegato che la ricevuta, e in seguito il permesso di soggiorno, sono documenti preziosi, che non deve mai dare a nessuno, ma custodire gelosamente. Sono tanti i furti di questi preziosi lasciapassare per una speranza di vita migliore.
Le ho raccomandato di rivolgersi a qualche associazione come la Caritas, per crearsi un percorso di inserimento e miglioramento, come imparare l’italiano, leggere e scrivere, un minimo di conoscenze per cercare un lavoro che non sia il marciapiede.
Come sempre l’ho indirizzata a suor Lia, alle cucine popolari. Mi manderà al diavolo, per tutta la gente disperata che le invio.
E’ strana e meravigliosa quella suora, ha tutta la mia ammirazione. Andando contro la sua coscienza, ha facilitato più IVG lei che un medico abortista. Con la morte nel cuore, mi dice, per evitare altri omicidi.
E la maggior parte della mia mattinata se n’è andata per Maria, e anche la mia pausa a quanto pare.
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