Era venuto ieri pomeriggio a chiedermi l’autorizzazione per curare la moglie a Innsbruck; io gli avevo spiegato l’iter, semplificandoglielo al massimo.
Si vedeva che aveva voglia di parlare, così misi da parte tutto il resto e ascoltai la storia del loro calvario.
Da mesi la moglie, medico, soffriva di un fastidioso mal di pancia, altalenante, e tutti la trattavano da malata immaginaria.
In occasione di una vacanza in Germania s’erano fermati all’ospedale di Innsbruck per un altro parere.
E lì l’amara sorpresa: la signora aveva una massa tumorale ormai inoperabile per le dimensioni e per il proliferare di metastasi.
Subito iniziarono le prime cure ecc. ecc.
Stamattina è tornato col certificato che gli avevo richiesto e, con semplicità, la prima cosa che mi ha detto dandomi la mano è stata ‘Sa, è morta ieri sera, un paio d’ore dopo che ho lasciato lei’.
Mentre compilava il modulo, (preciso che non era indispensabile che venisse oggi, poteva rimandare di qualche giorno), faticava a ricordare perfino la sua data di nascita, ma ancora aveva voglia di parlare e raccontare.
Gli ho chiesto di lasciarmi un numero di cellulare per eventuali comunicazioni; me l’ha dato, ma mi ha detto che comunque preferisce parlarmi di persona, se a me non dispiace.
Gli ho detto che è sempre il benvenuto.
Mentre mi dava la mano andandosene, le lacrime gli scorrevano liberamente giù per le guance.
Ho provato pena per lui, raramente ho visto una persona così profondamente sola.
A volte odio il mio lavoro.
